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Proverbi e storie cinesi
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Proverbi Cinesi

Ecco una piccola collezione di proverbi e detti cinesi ( 諺語,成語yanyu e chengyu), che ci mostrano le similitudini tra la nostra cultura e quella della Cina antica e moderna, facendoci sentire più vicini.
Alcuni di essi, soprattutto quelli di quattro caratteri, hanno origini letterarie, ma la maggior parte proviene dalla tradizione orale ed è stato tramandato di generazione in generazione all’interno delle famiglie, delle corporazioni e dei gruppi e classi sociali che, oggi come ieri, hanno un ruolo centrale nell’equilibrio sociale.


Pescare un ago nel mare.
Cercare un ago in un pagliaiopescareagonelmare.png
 

Né asino, né cavallo.
Né carne né pesce.necarnenepesce.png
 

Sulla stessa barca durante la tempesta.
Non necessita commenti, è praticamente il nostro “Essere sulla stessa barca”.esseresullastessabarca.png
 

I fiori sembrano diversi se guardati da occhi differenti.
Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.nonebellociocheebello.png
 


Distruggere il ponte dopo averlo attraversato.
Sputare nel piatto dove si è mangiato.sputarenelpiatto.png
 


Cominciare a scavare un pozzo solo quando si è assetati.
La cicala e la formica della tradizione occidentale.cicalaformica.png
 


Preferisci l’essere tradito da altri che il tradire il prossimo.
Porgi l’altra guancia.
宁可负我,切莫负人

Una lunga marcia comincia dal primo passo.
Chi ben comincia è a metà dell’opera, no?chibencomincia.png

 
Il drago tra storia, mito, religione popolare e leggenda PDF Stampa E-mail

Il drago tra storia, mito, religione popolare e leggenda 

Nonostante le poche certezze che si hanno in merito, fino a pochi anni fa si credeva che la prima rappresentazione di drago risalisse alla cultura Longshan: durante scavi archeologici del 1978 che portarono alla luce alcune tombe nello Shanxi fu rinvenuto un piatto di terracotta risalente al XXV-XX secolo a. C. con una figura rossa e bianca che raffigurava, appunto, una figura con il corpo simile a quello di un serpente, la testa squadrata, lunghi denti affilati e squame.

La sua origine iconografica pare essere a metà tra un serpente e un coccodrillo, e si ritenne quindi che il drago non fosse altro che la fusione di questi due animali. Secondo dati archeologici più recenti, però, nel 1971 alcuni contadini della Mongolia interna  portarono  alla luce per caso, mentre erano intenti a piantare alberi,  una figurina in giada verde di circa 50 centimetri riconducibile al quinto millennio a. C., che si crede essere la prima figura di drago rinvenuta finora in Cina, appartenente alla cultura di Hongshan. La testa della giada era simile a quella di un maiale, mentre la coda a forma di lettera “c” ricordava piuttosto quella di un rettile: si ipotizzò quindi che l’origine della figura mitologica del drago andasse cercata nei riti che le prime società agricole primitive celebravano, in cui si offrivano in sacrificio maiali agli dèi. Si pensa addirittura che le popolazioni neolitiche potessero esseri ispirate nella creazione della figura dei primi draghi a fossili di dinosauri o rettili preistorici: nel 2004 infatti, nella provincia del Liaoning, fu rinvenuto un fossile di dinosauro in eccezionale stato di conservazione, a metà tra il rettile e l’uccello. Ancora oggi la lingua cinese chiama questo dinosauro Mei long 寐 龙  , termine che significa  letteralmente drago che dorme.


Vi sono numerose citazioni nei classici letterari cinesi antichi che si riferiscono alla figura del drago: alcune di esse ne descrivono la forma e i poteri, dicendo che il drago può volare nel cielo o inabissarsi nelle acque dei fiumi durante l’equinozio d’autunno o di primavera, altre lo indicano come animale mitologico cavalcato da imperatori leggendari o immortali celesti; i più celebri draghi della letteratura sono forse i quattro descritti nel romanzo “Viaggio ad Occidente” (1590 circa)o “Il romanzo dei Tre Regni” (XIV secolo), in cui si menzionano quattro draghi facenti capo ai Quattro Mari, ovvero il Mare dell’Est (che corrisponde al Mar Cinese Orientale), il Mare del Sud (che corrisponde al Mar Cinese Meridionale), il Mare dell’Ovest (probabilmente l’Oceano Indiano), e il Mare del Nord (a volte indicato con il lago Baikal da alcuni studiosi). I Re-Drago venivano ritenuti i regolatori delle acque e del clima, a causa della loro capacità di creare tornado e mulinelli, nuvole e temporali: nella società rurale antica e fino a tempi pre-moderni ogni villaggio aveva un tempio ad essi dedicato, e a loro si offrivano sacrifici in tempo di carestia, inondazioni o siccità.


Wang Fu, famoso poeta della dinastia Han (206 a. C – 220n d. C.), ci fornisce forse la prima e più dettagliata descrizione di questa figura, descrivendo il drago come un essere che “ha corna di cervo, testa di cammello, occhi di un fantasma, la pancia di un mollusco, zampe di tigre e orecchie di bovino, completamente incapaci di udire suoni”.

E’ legata al leggendario Imperatore Giallo (Huangdi), considerato dal punto di vista mitologico come il padre di tutti i cinesi,  la prima associazione della figura del drago al potere imperiale: si narra che Huangdi ascese al cielo cavalcando proprio un drago: molti cinesi ancora oggi considerano o l’imperatore Huangdi come loro antenato, e usano quindi per definirsi l’appellativo di “Discendenti del drago”.

La figura del drago oggi è estremamente popolare in Cina, ed è considerata come un simbolo di fortuna e buon auspicio. Lo stesso culto dei Re-Drago è ancora radicato nelle comunità agricole cinesi; decorazioni con motivi a drago sono praticamente ovunque, e si vedono in particolar modo durante le celebrazioni per il nuovo anno, in cui si usano anche aquiloni e lanterne che lo rappresentano.

Bibliografia e siti di riferimento
Micheal Sulivan, The Arts of China, University of California Press, 1967.
http://en.wikipedia.org/wiki/Chinese_dragon
Cheng Manchao, The Origin of Chinese Deities, Foriegnn Languages Press, Beijing, 1995

 

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La doppia felicità - Storia di un carattere PDF Stampa E-mail

Questo carattere, popolarissimo in Cina e detto “Doppia felicità” (囍 shuangxi, ovvero coppia di xi 双喜), è sempre presente durante le celebrazioni di matrimoni o come talismano fortunato per il nuovo anno. Generalmente è scritto su carta rossa o nera o ritagliato e posto dove la coppia lo possa sempre vedere.


La leggenda narra che durante la dinastia Tang (618-905 d.C.) un giovane studente che si stava recando alla capitale per sostenere l’esame di stato (una prova durissima con la quale venivano selezionati i Mandarini, cioè i funzionari del governo), si ammalò durante il percorso mentre attraversava un villaggio di montagna. Grazie a un medico botanico e a sua figlia, riuscì a guarire e a rimettersi rapidamente. Quando fu tempo di ripartire, il giovane si accorse di non riuscire a partire perché non voleva lasciare la figlia dell’erborista, e anche lei gli confessò di ricambiare i suoi sentimenti. I due si innamorarono e la ragazza scrisse la prima parte di un sonetto che recitava:


“Verdi alberi contro il cielo nella pioggia primaverile, e il cielo illumina alberi primaverili nell’oscurità.”
Il giovane le rispose: “Posso andare, sebbene sia difficile; mi dovrai aspettare finché avrò finito i miei esami”. La ragazza annuì.


Lo studente dopo un lungo viaggio giunse quindi alla capitale, e ottenne il primo posto tra i concorrenti alla carriera di Mandarino. Tutti i vincitori furono condotti in udienza al cospetto dell’Imperatore, che chiese al giovane di completare un sonetto che necessitava la strofa finale. L’imperatore scrisse:
“Fiori rossi punteggiano la terra inseguiti dalla brezza di primavera, e la terra è colorata di rosso dopo il loro bacio”

Il giovane si accorse subito che la prima parte del sonetto che la ragazza aveva scritto per lui era perfetta per completare la rima del sovrano, così lo declamò senza esitazione. L’imperatore fu deliziato nell’udire tanta meraviglia e armonia, e immediatamente proclamò il giovane Ministro di Corte, e gli diede il permesso di visitare il paese natio prima di assumere l’incarico affidatogli nella capitale.

Fu così che il ragazzo tornò dall’erborista e da sua figlia e raccontò loro del sonetto e della sua avventura. Dopo breve tempo, i due giovani decisero di sposarsi, e per il loro matrimonio scrissero su carta rossa due caratteri che significavano felicità (xi 喜), mettendoli uno accanto all’altro per celebrare i due eventi.

Da allora, il carattere di doppia felicità è divenuto d’uso durante tutte le celebrazioni nuziali, radicandosi nella tradizione.

 

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